MEMORIA DEL TEMPO PRESENTE      
GABBATO LO SANTO    
FUORI REPERTORIO    
Gabbato lo Santo per il primo anno di repliche cambia ogni santa volta, assorbendo le parole della gente del posto in cui viene fatta prima l'indagine e poi lo spettacolo. L'unica cosa che rimane fissa è un canovaccio, e il canovaccio è un canovaccio di date. Date di festa. Date rosse. Date segnate sul calendario. Saranno i bisogni, le sottrazioni, le bugie, le colpe, il non detto, a fare da filo rosso tra giorni rossi. Dondola sul filo, senza criterio, nè alternativa; con speranze mal riposte, tra credenze superate e insormontabili, la nostra umanità. Anno dopo anno. Capodanno col botto. Prima Quaresima poi Pentecoste. Fatta la messa. Gabbato lo santo. Caduto il governo. Gabbato lo santo. Meglio staccare, lasciar perdere, non ci pensare. L'Italia è paese di sole e di mare. Meglio festeggiare. E' tradizione, abitudine, superstizione, religione, bisogno di ripienare il cappone. Bisogno di bisogno. L'uomo ha bisogno. Così la festa rimane e sopravvive a chi la vive e chi la vive si consuma.

   
Di e con Riccardo Goretti, Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi e Luca Zacchini.  
   
     
       
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